Presentato nella sala De Cardona del Centro Direzionale della Banca il Primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione in Calabria
Imprese cooperative motore del cambiamento
L’indagine, realizzata dalla BCC Mediocrati in collaborazione con Confcooperative Calabria e FondoSviluppo, è stata condotta dall’Istituto di Ricerca Demoskopika
L’economia sociale è sempre più al centro delle politiche di sviluppo, sia a livello nazionale sia europeo. Il modello, che affonda le sue radici storiche nell’economia civile, di cui l’economista cosentino Antonio Serra, è stato uno dei pionieri, è indicato attualmente dagli esperti come uno degli strumenti più efficaci per favorire una crescita duratura, sostenibile e inclusiva.
La BCC Mediocrati, in qualità di banca di comunità, ha voluto far luce sul contributo del settore in Calabria.
Il report offre una fotografia dettagliata di un settore in cui le imprese cooperative si confermano dei veri e propri motori di crescita, inclusione e innovazione sociale.
La presentazione del rapporto, coordinata dalla giornalista di Milano Finanza Valeria Santoro, ha richiamato un pubblico numeroso e variegato, tra cui imprenditori e amministratori locali, rappresentanti del terzo settore, autorità civili e militari, gruppi di giovani studenti dell’Unical, oltre a soci e clienti della Banca.
L’iniziativa, svoltasi nella sala De Cardona del Centro Direzionale di Rende, è stata aperta dall’intervento del presidente della BCC Mediocrati, Nicola Paldino. «Il primo Rapporto sull’Economia Sociale e la Cooperazione in Calabria – ha dichiarato il presidente della BCC Mediocrati – si inserisce nel solco dell’impegno che la Banca assume verso il territorio e le comunità che rappresenta. In un contesto complesso come quello calabrese l’economia sociale rappresenta oggi un presidio essenziale di coesione, sostenibilità e sviluppo orientato al bene comune» ha detto il presidente Nicola Paldino. Tra le istituzioni presenti, anche il sindaco di Rende, Sandro Principe, che ha sottolineato il valore del modello cooperativo e il legame virtuoso tra il terzo settore e l’amministrazione locale. Durante l’evento, il prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, richiamando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha definito l’economia sociale «un modello orientato al benessere inclusivo e al bene comune» la cui importanza per la crescita del Paese, in particolare nelle regioni del Sud, resta ancora sottostimata. «In Calabria- ha osservato Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria- il valore dell’economia sociale è ancora poco percepito, ma grazie alle recenti normative dell’Unione Europea può davvero diventare un volano di cambiamento per il tessuto economico e la coesione sociale».
L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di imprese delle cinque province calabresi, evidenzia significative differenze tra il mondo profit e quello non profit. «L’Indice di Sviluppo dell’Economia Sociale e Civile mostra una maggiore aderenza del sistema cooperativo rispetto alle imprese profit, dalla governance inclusiva al radicamento sul territorio» ha spiegato Nino Floro, direttore scientifico di Demoskopika.
Il consigliere regionale Angelo Brutto ha ribadito l’impegno della Regione a sostenere le imprese cooperative, mentre Maurizio Silvi, direttore della Banca d’Italia Calabria, ha evidenziato come un’economia integrata, fondata su beni relazionali, capitale sociale e inclusione, possa diventare una leva decisiva per lo sviluppo regionale. «Un modello economico che mette al centro cooperazione, intelligenza collettiva e felicità pubblica in una società sempre più segnata dalla solitudine competitiva» ha aggiunto il direttore Silvi.
Franco Rubino, direttore del Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Università della Calabria, ha sottolineato come la cooperazione possa favorire la buona impresa. «L’economia civile è la chiave per uno sviluppo sostenibile e inclusivo, ma anche per una rivoluzione culturale». Un sistema come quello descritto dal rapporto non potrebbe però esistere senza la rete di relazioni e l’impegno di una banca di credito cooperativo. «Dove la banca è vicina alla comunità, si riducono le disuguaglianze e si accompagnano le imprese» ha evidenziato durante la presentazione del rapporto Alessandro Azzi, presidente di Terzio Millennio e della Federazione Lombarda delle BCC. A chiudere i lavori è stato Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative. «L’economia sociale- ha affermato il presidente Gardini- non è un settore marginale, ma una leva strategica per l’Italia. Investire nella cooperazione significa puntare sulla crescita e sul futuro del Paese».